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Sigiriya |
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I giardini reali e il monastero |
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da «architetti paesaggisti» del I secolo a.C. e completati nel V secolo per volere di Kasyapa. In seguito furono abbandonati per lungo tempo e a partire dal X secolo, nuovamente coltivati. Il primo giardino, sulla destra, è il giardino in miniatura, composto da un insieme di cortili, canali e vasche di marmo. Da qui si raggiungono i giardini acquatici: il primo è delimitato da quattro padiglioni, mentre il secondo, il giardino della fontana, molto stretto, era alimentato da canalizzazioni sotterranee che permettevano all’acqua di zampillare. Il terzo giardino è composto da una serie di terrazze in successione, che culminano nel caotico giardino di roccia, il quale interrompe in maniera netta l’armoniosa simmetria dei giardini acquatici. Un reticolo di sentieri serpeggia tra le rocce e le grotte, tra le quali si nasconde anche uno dei passaggi segreti che conducono alla cittadella. |
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Il rifugio delle Fanciulle A metà della stretta scala a chiocciola di ferro che porta al palazzo, protetti dal sole e dalla pioggia (questo spiega il loro eccellente stato di conservazione), si trovano gli splendidi affreschi che ritraggono le Fanciulle di Sigiriya. Questi 20 m circa di affreschi costituiscono una delle più |
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grandi attrattive artistiche dello Sri Lanka. Non si sa chi
rappresentino, queste fanciulle dipinte due a due, con il busto nudo e
il seno scoperto, gioielli ed acconciature magnifici e fiori nelle mani
e tra i capelli. Hanno tutte le labbra carnose, la vita sottile e sono
ritratte in gesti e pose particolarmente delicati. Un vero omaggio alla
femminilità! Sebbene le sfumature siano leggermente sbiadite si possono
ancora ammirare i colori raffinati e vivaci degli affreschi. I più
antichi tra questi graffiti risalgono al IX secolo. All’inizio della
scala a chiocciola si trova un muro in mattoni rivestito da uno strato
di calce che lo rende liscio ed estremamente lucido, sul quale i
visitatori, nel corso dei secoli, hanno inciso i propri commenti in
omaggio alle Fanciulle. Gli archeologi sono riusciti a decifrare alcuni
di essi, probabilmente dai monaci che occuparono il palazzo dopo la
disfatta di Kasyapa. La rampa conduce a una terrazza da cui parte (tra
le zampe di un leone di pietra), la scala di ferro che conduce alla
vetta del monolito. Sigiriya significa « la Roccia del Leone ». Infatti
all’epoca un imponente leone di pietra ne proteggeva l’ingresso. |
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| La sommità della Roccia offre una vista eccezionale sui giardini, le terrazze, i resti di Sigirya e la giungla. Del palazzo di un tempo, oggi non rimane che un grande bacino che serviva ad alimentare | |
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d’acqua la cittadella. Il palazzo aveva una superficie di 15.000 m2 ed era formato da un labirinto di corridoi, gallerie e scale che collegavano tra loro le numerose sale in cui il sovrano ospitava le sue numerose concubine, che pare fossero oltre 500. |
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