Sigiriya
Costruita a 370 m di altezza, in cima a un monolito di pietra rossa,
Sigiriya è famosa in tutto il mondo per la Fortezza del Leone ed è protetta dall’UNESCO ormai dal 1982. In una piega della roccia si può ammirare un grande capolavoro della pittura singalese : il ritratto di ventuno Fanciulle che conserva immutato lo splendore dei colori applicati con sapienza più di 1500 anni fa. Di fronte alle Fanciulle, sul Muro dello Specchio, graffiti risalenti al VI-VIII secolo rendono omaggio alla loro avvenenza. Rifugio di un re parricida, Kasyapa, il palazzo costruito sulla vetta è raggiungibile tramite una stretta scalinata che si snoda tra le enormi zampe di un leone di pietra. Kasyapa, assetato di potere, destituì il padre, il re Dhatusena, per prenderne il posto, lo murò vivo e cacciò dal regno il proprio fratello Mugalan. Regnò sulla cittadella che fece costruire sulla roccia perché fosse inespugnabile. Grande mecenate, invitò a corte i più grandi artisti del suo tempo, ai quali si devono gli affreschi raffiguranti le Fanciulle.
 

I giardini reali e il monastero
I giardini si estendono in modo simmetrico nel vasto spazio tra la roccia e la fortezza. Questo luogo incredibile, un tempo cinto da alte mura, era interamente dedicato ad ospitare cortili, terrazze, bacini e piscine di marmo. Oggi, a testimoniare gli antichi fasti, restano i giardini, che furono disegnati

da «architetti paesaggisti» del I secolo a.C. e completati nel V secolo per volere di Kasyapa. In seguito furono abbandonati per lungo tempo e a partire dal X secolo, nuovamente coltivati. Il primo giardino, sulla destra, è il giardino in miniatura, composto da un insieme di cortili, canali e vasche di marmo. Da qui si raggiungono i giardini acquatici: il primo è delimitato da quattro padiglioni, mentre il secondo, il giardino della fontana, molto stretto, era alimentato da canalizzazioni sotterranee che permettevano all’acqua di zampillare. Il terzo giardino è composto da una serie di terrazze in successione, che culminano nel caotico giardino di roccia, il quale interrompe in maniera netta l’armoniosa simmetria dei giardini acquatici. Un reticolo di sentieri serpeggia tra le rocce e le grotte, tra le quali si nasconde anche uno dei passaggi segreti che conducono alla cittadella.

Il rifugio delle Fanciulle
A metà della stretta scala a chiocciola di ferro che porta al palazzo, protetti dal sole e dalla pioggia (questo spiega il loro eccellente stato di conservazione), si trovano gli splendidi affreschi che ritraggono le Fanciulle di Sigiriya. Questi 20 m circa di affreschi costituiscono una delle più

grandi attrattive artistiche dello Sri Lanka. Non si sa chi rappresentino, queste fanciulle dipinte due a due, con il busto nudo e il seno scoperto, gioielli ed acconciature magnifici e fiori nelle mani  e tra i capelli. Hanno tutte le labbra carnose, la vita sottile e sono ritratte in gesti e pose particolarmente delicati. Un vero omaggio alla femminilità! Sebbene le sfumature siano leggermente sbiadite si possono ancora ammirare i colori raffinati e vivaci degli affreschi. I più antichi tra questi graffiti risalgono al IX secolo. All’inizio della scala a chiocciola si trova un muro in mattoni rivestito da uno strato di calce che lo rende liscio ed estremamente lucido, sul quale i visitatori, nel corso dei secoli, hanno inciso i propri commenti in omaggio alle Fanciulle. Gli archeologi sono riusciti a decifrare alcuni di essi, probabilmente dai monaci che occuparono il palazzo dopo la disfatta di Kasyapa. La rampa conduce a una terrazza da cui parte (tra le zampe di un leone di pietra), la scala di ferro che conduce alla vetta del monolito. Sigiriya significa « la Roccia del Leone ». Infatti all’epoca un imponente leone di pietra ne proteggeva l’ingresso.

La Roccia

La sommità della Roccia offre una vista eccezionale sui giardini, le terrazze, i resti di Sigirya e la giungla. Del palazzo di un tempo, oggi non rimane che un grande bacino che serviva ad alimentare

d’acqua la cittadella. Il palazzo aveva una superficie di 15.000 m2 ed era formato da un labirinto di corridoi, gallerie e scale che collegavano tra loro le numerose sale in cui il sovrano ospitava le sue numerose concubine, che pare fossero oltre 500.

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